Personaggi Storici
Mercoledì, 26 Novembre 2008
FILOTEO ALBERINI
Noi italiani abbiamo il vizio di far risalire ogni cosa agli antichi Ebrei e agli antichi Greci.
Se ragioniamo cosi, Platone con il suo mito della caverna diventa l’inventore del cinema.
Io però che so che gli uomini del Medioevo fecero il possibile per distruggere la gran parte della cultura e della scienza antiche, mi attengo sempre alle origini reali, moderne o medioevali, non dimenticando il retaggio antico quando c’è.
Tornando al caso del cinema che è quello che qui ci interessa, l’inventore si può considerare quel vulcanico e talvolta ciarlatanesco (diceva di aver decifrato i geroglifici egizi, cosa che invece avvenne circa due secoli dopo) tuttologo che fu il gesuita Athanasius Kircher, il quale nel 1645 descrisse, se addirittura non inventò, la prima lanterna magica, un semplice congegno che avrebbe permesso dl proiettare, dopo i perfezionamenti nel 1770 del francese Jacques Alexan-dre César Charles e circa un secolo dopo del ceco Jan Evangelista Pur-kinye, anche immagini in movimento grazie a particolari procedimenti, il che mandava in visibilio i nostri antenati, i quali a casa si divertivano a proiettare le multicolori lastrine di vetro (i cosi detti vetrini), di proustiana e borghese memoria.
Nel 1893 un altro ingegnone, l’americano Thomas Alva Edison, mise a punto e l’anno dopo in funzione un bel marchingegno, il kinetoscope o kinetoscopio, che permetteva però solo visioni individuali di immagini in movimento a un osservatore che azionava una manovella.
Le storie del cinema fanno risalire la prima proiezione cinematografica ad un pubblico, nel senso etimologico del termine di immagini in movimento, senza particolari ed artificiali accorgimenti, ai francesi fratelli Louis e Auguste Lumière (Parigi, Boulevard des Capucines, 28 dicembre 1895), i quali avevano le carte in regola provenendo dal mondo della fotografia e degli apparecchi fotografici che sono i veri progenitori dei cinema, in quanto per via del principio ottico della persistenza delle immagini bisognava passare dallo sviluppo del negativo a un positivo statico allo sviluppo del negativo a un positivo dinamico o cinetico, ma c’è chi giura che il vero inventore del cinema fu l’italiano Filoteo Alberini, nato a Orte (VT) il 14 marzo 1865, impiegato tecnico all’istituto Geografico Militare di Firenze, il quale, come l’altro italiano ritenuto il vero inventore del cinema sonoro, ottenne il brevetto in ritardo, a causa della lentezza della burocrazia italiana.
Ad ogni modo il nostro Filoteo aveva già messo a punto nel 1894 una macchina che consentiva la ripresa cinematografica, lo stampaggio e la proiezione e si divertiva nei natio borgo montano a proiettare pellicole tramite un rudimentale proiettore attivato da una cinghia di trasmissione a sua volta azionata da una trebbiatrice, quindi inventava altri apparecchi per la ripresa di immagini panoramiche grazie ad un obbiettivo girevole, un archetipo del Cinemascope che sarebbe servito, per via dello scorrimento orizzontale della pellicola in sede di ripresa e di proiezione, per il Technirama e il Todd AO e che il regista Enrico Guazzoni utilizzò già per 11 suo “Il sacco di Roma” del 1919, nonchè per la stereoscopia, cioè il cinema a 3 dimensioni con le famigerate lentine, per il cinema a colori, per la pulitura delle pellicole o altre cose ancora.
Un vero pioniere della decima musa dunque, anche nel campo dell’esercizio commerciale (a Firenze nel 1901 apri il primo cinema di quella città e a Roma nel 1904 il terzo, che è però il più antico cinema dell’Urbe rimastoci, se veramente riescono a riaprirlo, il Moderno), della produzione (nel 1904 a Via VeJo nei pressi di porta San Giovanni a Roma apri in società con Sante San-toni i primi stabilimenti cinematografici della capitale, quelli che poco dopo sarebbero stati da lui stesso denominati Cines) e della regia (la sua “La Presa di Roma” del 1905 viene ritenuto il primo film italiano a soggetto).
Nei campo della realizzazione e della. narrazione filmica perciò Filoteo Alberini è rimasto un vero inventore, uno degli antesignani della regia cinematografica,insieme con il francese Georges Méliès, giacché i tempi erano maturi per un’esperienza del genere, essendo già sorta alla fine del Settecento una prima Industria editoriale di consumo e di massa conseguentemente all’estendersi della borghesia e i primi riscatti del proletariato (proletario come borghese mancato); e di qui le accurate ricostruzioni storiche e ambientali del Romanticismo, per cui non soltanto si ha la letteratura del terrore, la Primule Rosse, i Robin Hood, i Tre Moschettieri e il Conte di Montecristo, e più tardi gli Zorro e i Tarzan, i romanzi d’amore di Charlotte Bronte e George Sand, quelli d’appendice di Eugène Sue, Alexis Ponson du Terrail, Francesco Mastriani e Carolina Invernizio, i poemi avventurosi di Byron, i racconti mediterranei di Stendhal, Musset e Mérimée, i romanzi di avventure di Jules Verne ed Emilio Salgàri, ma anche tutti quei grandi romanzi ottocenteschi a partire da “Ivanhoe” di Walter Scott (1819), sino a “Piccolo mondo antico” di Antonio Fogazzaro (1895). compreso quindi quello del Manzoni, che paiono dei copioni pronti a essere trasposti in chiave cinematografica, così come dopolavori domenicali precinematografici già appaiono nel tardo Ottocento quelle rievocazioni storiche in campo teatrale e circense e le rappresentazioni western da parte di Buffalo Bil.
Anche in questi ultimi due casi si può parlare dei prodromi della cultura di massa, contro cui in un certo senso D’Annunzio reagì con le sue rievocazioni storiche calate nel mondo falso e malsano del Decadentismo.
Se tutto questo non è cinema e poi fumetto e TV!
Tratto da “Il Centro Italia” del 1-29 febraio 2000
Articolo di Giancarlo Di Lorenzo













